Il Leviatano che Tu hai creato (That Leviathan, Whom Thou Hast Made — Italian Translation)

by Eric James Stone

Copyright © 2010 by Eric James Stone. All rights reserved.
First published in Analog Science Fiction & Fact, September 2010.
Word count: 8200 (Novelette)

La Stazione di Sol Centrale galleggiava nell’idrogeno fuso del nucleo solare, a 650.000 chilometri sotto la superficie del sole, protetta solo dal sottile strato di uno scudo di energia, ma non era per questo che il sudore delle mie mani patinava la plastica del pulpito nella cappella multiconfessionale della stazione. Mormone da tutta la vita, avevo parlato in chiesa da quand’ero bambino, perciò non era neanche questo a rendermi nervoso. Ma era la prima volta che parlavo a un’assemblea in cui erano presenti dei non-umani.

Il Ramo di Sol della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni aveva solo sei membri umani, compresi me e i due missionari, ma comprendeva quarantasei membri balenidi. Essendo fatti di plasma, i balenidi non potevano ovviamente frequentare la chiesa nella cappella, ma un monitor lungo la parete posteriore, dallo schermo largo tre metri, mostrava un’immagine in falsi colori delle loro parabole di energia magnetica, addensate in fasci di blu e rosso contro lo sfondo giallo che rappresentava l’interno del Sole. Lo schermo non restituiva il senso delle proporzioni, ma con i suoi sessanta metri di lunghezza, il più piccolo dei balenidi era lungo almeno il doppio di una balenottera azzurra terrestre. Da quello che avevo sentito, il più grande balenide mormone, Sorella Emma, si estendeva per quasi centocinquanta metri… niente a che vedere con i trentotto chilometri di lunghezza del più grande balenide vivente del nostro Sole.

– Cari Fratelli e Sorelle – dissi automaticamente, poi mi interruppi, imbarazzato. Il benvenuto tradizionale non si adattava a tutti i membri balenidi, che avevano tre sessi. – … e Neutri – aggiunsi. Speravo che la mia esitazione non si percepisse nella trasmissione. Sarebbe stato un disastro se, nel mio primo discorso come presidente di Ramo, mi fossi alienato le simpatie di un terzo della popolazione balenide.

Dopo pochi minuti di discorso sull’argomento del perdono, mi interruppi quando una donna in dermotuta varcò la porta e percorse la navata. La dermotuta era di ottimo taglio e fatta su misura, non una di quelle standard della stazione, con colori attivi che mostravano sul seno soffici nuvole bianche fluttuanti nel cielo e sulle labbra onde che battevano una riva sabbiosa. Prese posto in seconda fila e mi guardò con occhi castano scuro.

L’anulare della mano sinistra era senza anello.

Mi costrinsi a distogliere gli occhi da lei e guardai gli appunti del mio discorso. Mentre cercavo di ritrovare il filo, non potei fare a meno di pensare che forse quella donna era una risposta alle mie preghiere. La sola femmina umana elencata tra gli appartenenti al Ramo aveva sessantaquattro anni ed era sposata. Per quanto ne sapevo, non c’era una donna umana mormone nubile nel raggio di centoquaranta milioni di chilometri, il che limitava i miei potenziali appuntamenti piuttosto severamente.

Forse quella donna era mormone ma non ancora registrata perché, come me, era un arrivo recente su Sol Centrale. Sembrava un po’ improbabile. Se fosse stato un membro forse si sarebbe vestita in modo più appropriato per andare in chiesa. Forse non era un membro ma interessata a diventarlo.

Per pura forza di volontà, riuscii a concentrarmi a sufficienza per terminare il discorso con un minimo di coerenza. Dopo l’inno di chiusura e la preghiera, mi sistemai la cravatta e scesi dal podio per presentarmi alla nuova arrivata.

– Salve – dissi, tendendo la mano. – Sono Harry Malan. – Colsi una zaffata del suo profumo, qualcosa che ricordava le fragole.

La sua mano era asciutta e fredda e rimpiansi di non aver prima asciugato la mia sull’abito.

– Dottoressa Juanita Merced – disse. – Lei è il nuovo capo di questa congregazione?

Provai una fitta di delusione. Un membro avrebbe chiesto se ero il presidente del Ramo. – Sono io. Come posso aiutarla?

– Potrebbe smetterla di interferire con i miei studi. – Aveva un tono pratico, ma i suoi occhi mi guardavano con aria di sfida.

– Mi spiace – dissi. – Ho paura di non avere idea di chi lei sia e con quali studi starei interferendo.

– Sono una solcetologa. – Dovevo averle rivolto uno sguardo inespressivo, perché aggiunse: – Studio i solcetacei… i balenidi.

– Oh. – Sapevo che c’erano scienziati che si opponevano a quella che ritenevano un’interferenza con la cultura dei balenidi, ma credevo che da quando, due anni prima, era stato sancito il diritto legale di fare proselitismo tra i balenidi, la controversia si fosse ricomposta. Evidentemente avevo torto. – Sono desolato che lei pensi che i suoi studi vengano compromessi, dottoressa Merced, ma i balenidi sono esseri intelligenti dotati di libero arbitrio e credo che abbiano il diritto di scegliere la loro fede religiosa.

– Voi state introducendo un fattore di instabilità in una cultura più antica della civiltà umana – mi disse, alzando il tono. – Viaggiavano tra le stelle almeno centomila anni prima della nascita di Cristo. Voi insegnate loro miti umani che non hanno applicazione alcuna nella loro società.

I due missionari, giovani dall’aria ammodo in abito scuro e cravatta, si avvicinarono a noi. – Ci sono problemi? – chiese Anziano Beckworth.

– No – dissi. – Dottoressa Merced, lei è libera di dire ai balenidi le stesse cose che ha detto a me: che crede che i nostri insegnamenti siano falsi. Ma i balenidi che si sono uniti alla nostra chiesa lo hanno fatto perché credono in quello che insegniamo e io le chiedo di rispettarli a sufficienza per permettere loro questa scelta.

Mi fissò con i suoi bellissimi occhi. – Sta dicendo che io non li rispetto? Non sono io quella che dice loro che sono creature peccatrici che hanno bisogno di un umano che le salvi.

– Non sono qui per discutere – dissi – e tra poco abbiamo una lezione della Scuola Domenicale, perciò temo di doverle chiedere di andarsene.

Si voltò e uscì a grandi passi. La osservai andare, incapace di negare che il mio corpo la desiderava, a dispetto delle nostre divergenze. Per di più, ai miei occhi, la sua intelligenza era un fattore d’attrazione, perciò mi spiaceva che si opponesse a me a livello intellettuale.

Non l’avrei aggiunta alla mia agenda di appuntamenti. E comunque dubitavo che la cosa l’avrebbe turbata.

Anziano Beckworth tenne la lezione alla Scuola Domenicale sul tema della castità. Provai un acuto disagio quando citò l’insegnamento di Cristo secondo il quale “chiunque guardi a una donna con concupiscenza, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”


Poiché la Chiesa Mormone ha un clero non retribuito e su base volontaria, il mio incarico di presidente di Ramo era una conseguenza dell’essere stato mandato su Sol Centrale, non la causa. Io lavoravo come gestore di fondi per CitiAmerica e avere sede laggiù mi dava un vantaggio di otto minuti e mezzo sugli investitori stanziati sulla Terra, quando c’era da operare in ordine alle notizie che giungevano da altri sistemi solari attraverso il portale interstellare situato nel cuore del Sole.

Per quello che capivo, l’energia necessaria per aprire un portale era così mostruosamente elevata che poteva essere fatto solo all’interno di una stella. Sebbene i balenidi costruissero portali da così tanto tempo che parevano non sapere più dove fosse la loro stella madre originaria, la Stazione di Sol Centrale era il fulcro interstellare della civiltà umana ed ero entusiasta di essere lì, a dispetto delle limitate opportunità di conoscere donne.

Il lunedì dopo il mio primo giorno alla Chiesa, ero occupato a esaminare un arbitraggio su titoli che coinvolgeva società di trasporti di due colonie diverse, quando ricevetti una chiamata sul fisso.

– Harry Malan – risposi.

– Presidente Malan? – disse una melodiosa voce di contralto. – Sono Neutro Kimball, del Ramo. – Poiché i nomi veri dei balenidi erano serie di impulsi magnetici, adottavano nomi umani per interagire con noi. Nell’unirsi alla Chiesa, i balenidi mormoni spesso sceglievano nuovi nomi al di fuori della tradizione mormone. A quanto pareva, Neutro Kimball aveva scelto il nome di un profeta della Chiesa del XX secolo.

– Cosa posso fare per te, Neutro Kimball?

Dopo una pausa che si trascinò per alcuni secondi, Kimball disse: – Devo confessare un peccato.

Era quello che avevo temuto di più nel diventare presidente di Ramo… prendersi la responsabilità di aiutare i membri a pentirsi dei loro peccati. Solo i peccati gravi devono essere confessati a un capo ecclesiastico, perciò mi preparai emotivamente a dire una rapida preghiera perché fossi ispirato ad aiutare Neutro Kimball nel processo di pentimento. Sprofondando nella sedia girevole, dissi: – Va’ avanti, Neutro Kimball. Ti ascolto.

– Una femmina ha unito i suoi organi riproduttivi con i miei. – Mentre molti balenidi erano riusciti a imparare a sintetizzare e trasmettere il dialogo umano, la loro comprensione del lessico e della grammatica non sempre corrispondeva a una definizione del tono emotivo. Spesso sembravano uguali, non importa quale fosse il soggetto.

Aspettai, ma Neutro Kimball non aggiunse altro.

Occorrono tre balenidi per la riproduzione: un maschio, una femmina e un neutro. Il neutro agisce semplicemente da agevolatore. A differenza del maschio e della femmina, i suoi organi riproduttivi non si trasmettono alla prole. Nell’adattare la legge di castità ai balenidi, la dottrina della Chiesa diceva che l’attività riproduttiva poteva essere intrapresa solo tra balenidi sposati tra loro e permetteva solo matrimoni fra tre balenidi, uno per ogni sesso.

– Non sei sposato alla femmina, vero?

– No.

– Eravate solo tu e lei? – domandai. – Nessun maschio?

– Sì e sì.

Secondo la mia limitata conoscenza della biologia balenide, un atto del genere non dava luogo a riproduzione. Però gli umani erano perfettamente in grado di commettere peccato sessuale che non comprendesse la possibilità della riproduzione, così immaginai che fosse lo stesso.

– Perché lo avete fatto? – chiesi.

– Lei me lo ha fatto.

– Lei te lo ha fatto? Vuoi dire che ti ha obbligato? Tu non eri d’accordo?

– Sì, sì e no.

– Allora non è peccato – dissi, al contempo inorridito all’idea dell’aggressione sessuale e sollevato che Neutro Kimball fosse innocente di ogni peccato. – Se qualcuno ti costringe a una certa condotta sessuale, tu non sei in difetto. Non hai nulla di cui pentirti.

– Sei sicuro?

– Assolutamente – dissi. – Ma dovresti denunciare la balenide alle autorità così che non possa farlo a nessun altro.

– Perché non lo farebbe a nessun altro?

– Perché la punirebbero.

– Questa è la legge umana – disse.

Fui preso alla sprovvista. – Vuoi dire che non è la legge balenide?

– Non c’è una legge simile nel nostro popolo.

Si riteneva che i balenidi fossero civili da prima che la storia dell’umanità iniziasse, ma non avevano leggi contro lo stupro? – È terribile – dissi – ma la cosa più importante è che tu non hai fatto niente di male.

– Anche se mi è piaciuto?

– Ehm. – Per un istante mi chiesi perché avessero chiamato proprio me a servire laggiù, piuttosto che un’Autorità Generale della Chiesa provvista di maggiore preparazione dottrinale. Ebbi il vago sospetto che in quel modo la Chiesa avrebbe potuto con facilità sconfessare le mie azioni, se avessi preso qualche grossa cantonata. I balenidi erano gli unici alieni senzienti che l’umanità avesse incontrato finora — e i balenidi non avevano notizia di altri — così le politiche della Chiesa per i rapporti con i non-umani erano ancora nuove.

Misi da parte quei pensieri e mi concentrai sulla domanda di Neutro Kimball. – Per commettere peccato bisogna averne l’intenzione. Se non avevi intenzione di avere un rapporto sessuale e sei stato costretto a farlo, non penso che abbia importanza se ti è piaciuto.

Dopo qualche altra rassicurazione, Neutro Kimball sembrò soddisfatto di non esser colpevole di alcun peccato e pose fine alla conversazione.

Mi occorse una decina di minuti per rilassarmi, dopo lo stress dell’assistenza. Ma sentivo ancora la necessità di fare qualcosa, così cercai il numero della dottoressa Merced.


 

Ci incontrammo nel suo ufficio. Uno schermo da parete simile a quello della cappella mostrava branchi di balenidi che si spostavano tra le correnti solari.

Sedetti dall’altra parte della scrivania e cercai di distogliere gli occhi dall’animazione di galassie in collisione sul davanti della sua dermotuta. – Grazie per aver accettato di vedermi – dissi. – Non ci siamo congedati nei rapporti più amichevoli, ieri.

Scrollò le spalle. – Sono curiosa. I suoi predecessori non mi hanno mai cercata. Posso offrirle una tazza di caffè?

– Non bevo caffè.

– Tè?

Vidi un luccichio nei suoi e mi resi conto che mi stava prendendo in giro offrendomi bevande che sapeva proibite dalla mia religione. – No, grazie, ma se lei vuole bere, faccia pure. I divieti della Parola di Saggezza si applicano solo ai membri della Chiesa.

Sollevò la tazza del caffè e ne prese un lungo sorso. – Mmm. Che buono.

Mi limitai a sorriderle.

– E va bene – disse. – A dire il vero qui il caffè è orribile. Lo bevo giusto per la caffeina. Perché è qui?

– Un membro della chiesa ha subito uno stupro – dissi.

Spalancò gli occhi. – Cosa? Aspetti, non sta parlando di un solcetaceo, vero?

– Sì.

– I solcetacei non hanno il concetto di stupro.

– Che ne abbiano il concetto o no – dissi – un balenide femmina ha fatto sesso con uno dei miei membri neutri senza il suo consenso. A me questo sembra uno stupro, o perlomeno un’aggressione sessuale.

Sorseggiò dalla tazza. – Può sembrare così, ma i solcetacei non sono umani. La loro cultura è diversa…

– Questo non lo rende giusto.

– … e diversa è la loro fisiologia. Mi dica, il membro della vostra chiesa è rimasto ferito o ha subito altro danno?

– No. Ma temeva di poter aver commesso peccato.

Puntò il dito contro di me. – Questa è colpa vostra, perché gli avete insegnato che il sesso è peccato. Ma, fisiologicamente, il contatto sessuale tra solcetacei è sempre fonte di piacere per tutte le parti coinvolte. E dato che la riproduzione può avvenire solo quando tutti e tre fanno intenzionalmente sesso a questo scopo, il sesso occasionale non provoca mai una gravidanza. Perciò i solcetacei non hanno mai sviluppato i tabù degli umani riguardo al contatto sessuale.

Annuii. – Perciò, se noi umani non avessimo sviluppato tabù sul sesso, e non ci fosse rischio di gravidanza, lei non avrebbe alcuna obiezione se la costringessi ad avere un orgasmo?

Ebbe il pudore di arrossire. – Non ho detto questo. Ho detto che non si può giudicare il comportamento solcetaceo basandosi sulle norme culturali umane. Dopotutto, la sua stessa chiesa ha dovuto adattare la sua dottrina tenendo conto di differenze come i tre sessi. Per non menzionare che non c’è modo di battezzare un solcetaceo nell’acqua.

– Se un uomo non rinascerà nell’acqua e nello Spirito, non entrerà nel regno di Dio – citai. – I balenidi non sono uomini, come lei ha sottolineato. Non c’è contraddizione. Ma lei sta aggirando il problema e cioè che tutti, balenidi o umani, hanno il diritto di non essere obbligati a fare sesso non consenziente. Se i balenidi non riconoscono ancora questo diritto, è tempo che gliene parliamo.

Si alzò dalla sedia, fece il giro della scrivania e si mise di fronte allo schermo a parete. Puntò lo zoom su un particolare balenide. Era etichettato Leviathan (Classe 10) e la sua dimensione era indicata in 39.200 metri. Era centinaia di volte più lungo di Neutro Kimball o persino di Sorella Emma.

– I solcetacei continuano a crescere per tutta la vita – disse dandomi le spalle. – La correlazione tra dimensioni ed età non è esatta, ma in generale più sono grandi, più sono vecchi. Alcuni tra i più vecchi lo erano prima che fossero costruite le piramidi. Tutti i membri solcetacei della vostra chiesa sono molto giovani e hanno scarsa influenza all’interno della comunità. Gli anziani come Leviathan sono rispettati. Pensa davvero di poter convincere una creatura più vecchia della civiltà umana a cambiare, solo perché un umano pensa che qualcosa sia sbagliato? Per loro la nostra vita è solo un battito di ciglia, se mai avessero le ciglia.

Accantonai la mia soggezione di fronte all’illimitata dimensione di Leviathan. – Può darsi che lei abbia ragione. Ma io credo in un Dio ancora più vecchio, che ha creato sia gli umani sia i balenidi. Devo tentare.

Si voltò e mi guardò negli occhi. Sostenni il suo sguardo finché non sospirò e disse: – Ho sempre avuto un debole per gli uomini determinati. – Tornò alla scrivania, scrisse qualcosa su un blocco per appunti e me lo porse. Era un indirizzo anonimo, con un codice di accesso privato.

– Sono lusingato – dissi. – Non che non la trovi attraente, ma…

Alzò gli occhi al cielo. – È l’indirizzo personale di Leviathan.

La faccia mi si fece scarlatta. – Oh, grazie. Parlerò con lei.

– Non ci conti troppo. Non si è disturbata a parlare con nessuno di noi da un paio d’anni, ma nessuno ha ma provato a parlarle di religione e così…

– Farò del mio meglio. – E detto questo, battei in frettolosa ritirata per potermi riprendere dall’imbarazzo in solitudine.

– Cerchi di non offenderla – mi gridò dietro.


Il mio rapporto sulla vicenda al presidente di Missione, che era di stanza sulla colonia L5 ma aveva giurisdizione sul mio piccolo ramo della Chiesa, ricevette solo una breve risposta, che diceva: “Usa il buon senso, segui lo Spirito.”

Dopo un paio di giorni passati, nelle ore dopo il lavoro, a studiare i balenidi e la cultura balenide e a preparare argomentazioni sul diritto dei balenidi mormoni a disporre del proprio corpo, non mi sentivo precisamente pronto a contattare Leviathan. Ma sentivo la forte necessità di fare qualcosa.

Seduto alla scrivania nel mio alloggio, composi il numero che la Merced mi aveva dato e aspettai la connessione. Squillò diverse volte prima che un’atona voce sintetica fosse in linea e dicesse: L’utente chiamato non è al momento disponibile. Prego lasciare un messaggio dopo…

Riappesi prima del segnale. Non ero preparato a lasciare un messaggio vocale, ma avrei dovuto capire che avere il codice di accesso privato di Leviathan non era garanzia che avrebbe davvero risposto alla mia chiamata. Così passai dieci minuti buoni a buttare giù per iscritto il messaggio vocale che le avrei lasciato.

Soddisfatto di aver scritto qualcosa che esprimeva rispettosamente ma fermamente la mia posizione, composi di nuovo il numero.

Dopo due squilli, una voce di basso rispose: – Chi sei?

Sussultando, perché mi aspettavo ancora la casella vocale, inciampai nelle parole. – Io… sono il presidente Malan, della Chiesa… del Ramo di Sol Centrale della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. La dottoressa Merced mi ha dato questo indirizzo perché potessi parlarle di un mio… di un membro balenide del mio ramo. – Insicuro, la voce di basso non sembrandomi particolarmente femminile, aggiunsi: – Lei è Leviathan?

– Le religioni non mi interessano. – La sintesi vocale era buona a sufficienza perché potessi sentire la scarsa considerazione nel suo tono.

– Non è interessata ai diritti dei balenidi in assoluto? – domandai.

– No. Chi mi è inferiore non mi riguarda.

Sentii venir meno tutte le argomentazioni che avevo elencato con tanta cura. Come potevo aver pensato di parlare con un essere privo di alcuna considerazione per i diritti dei membri minori della sua stessa specie?

Prima che potessi riflettere su una risposta, proruppi: – Chi le è superiore la riguarda?

Per alcuni lunghi secondi di silenzio, pensai di aver offeso Leviathan tanto da farle chiudere la linea. La dottoressa Merced non sarebbe stata contenta.

Quando la voce tornò, quasi tuonò dagli altoparlanti. – Chi è superiore a me?

Questo non era previsto dall’approccio che avevo programmato, ma almeno mi parlava ancora. Forse se le avessi fatto capire che nessuno — uomo o balenide — voleva manipolarla, l’avrei convinta della necessità di proteggere i diritti dei balenidi minori.

– Da quanto capisco, i balenidi diventano più grandi con l’età – dissi. – Perciò suoi genitori non dovrebbero essere più grandi di lei?

– Io non ho genitori. Nessuno è più vecchio di me. Nessuno è più grande, nessuno è più forte. Io sono la fonte da cui derivano tutti gli altri.

Sbalordito, rimasi in silenzio per alcuni istanti prima di riuscire a chiedere: – Lei è il balenide originario? – Poiché sembrava non morissero di vecchiaia, poteva anche essere vero.

– Io sono la vita originaria. Prima che ci fosse vita sui pianeti, io ero. Dopo eoni mi sono evoluta in balenide e ho dato vita agli altri. Dov’era il tuo Dio mentre io li creavo?

Un versetto del libro di Giobbe mi si affacciò alla mente: Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza!

Nulla nella mia ricerca mi aveva preparato a questo. Le speculazioni sull’evoluzione dei balenidi generalmente presumevano che discendessero da esseri di plasma meno complessi, originari di un’altra stella, dato che nessuna forma più semplice era stata scoperta sul Sole. Ma se quello che Leviathan asseriva era vero, non c’era alcuna forma più semplice… lei si era evoluta come un singolo essere.

Ero del tutto spaesato e scossi la testa per schiarirmi le idee. Tutto questo andava oltre la questione principale. – Quello che conta è che questo Neu… – Mi trattenni prima di infrangere il segreto confessionale. – Uno dei membri balenidi della mia chiesa crede in un Dio che vieta gli atti sessuali fuori del matrimonio. Semplicemente non è giusto che i balenidi più grandi costringano i più piccoli a fare sesso. Mi appello a lei come primo e più grande dei balenidi: vieti al suo popolo gli atti sessuali imposti con la forza.

Trascorsero secondi di silenzio.

– Vieni da me – disse. – Tu e il membro balenide della tua chiesa.

La chiamata si interruppe.


 

– “Vieni da me?” – C’era incredulità nella voce della dottoressa Merced.

– Era quasi un ordine – dissi, sistemandomi nella sedia davanti alla sua scrivania. – Suppongo sia abbastanza facile per i balenidi, ma non è che io abbia accesso a una navetta solare. – I solcetologi sì, perciò speravo di poterla persuadere a darmi un passaggio.

– La fortuna del principiante. – Aveva un tono esasperato. – Sono qui da cinque anni e non ho mai avuto la possibilità di osservare un solcetaceo di Classe 10 da vicino. – Sospirò. – Non che possiamo osservarli direttamente, comunque, ma il punto è proprio essere realmente sul posto, anziché raccogliere dati a distanza.

– Bene, ora ha la sua opportunità – dissi. – Mi porti da Leviathan.

– Non è così facile. La nostra navicella da ricognizione è prenotata per le missioni con mesi di anticipo.

– Oh. – L’idea era andata. Come avrei potuto…

– Leviathan ha detto perché voleva che andasse da lei?

– No, mi ha solo detto di andarci, poi ha riattaccato.

Lei increspò le labbra e disse: – È davvero molto insolito. In realtà non c’è nulla che Leviathan possa dirle di persona che non possa dirle via telefono.

– Ci ho pensato e credo che il punto siano le dimensioni. Forse pensa che se il membro della mia chiesa vedrà quanto sono piccolo in paragone a Leviathan, rinuncerà al Mormonismo.

– In effetti è una buona teoria. – La dottoressa Merced mi guardò con evidente, mutato rispetto. – Per i solcetacei le dimensioni contano. E i membri della sua chiesa sono tra i più giovani e meno potenti, e pertanto più soggetti a timore reverenziale e all’obbedienza a uno più grande. E forse nessuno è più grande di Leviathan.

– Stando a quanto mi ha detto, lei è la più grande.

Appoggiandosi allo schienale della sedia, Merced disse: – Le ha detto così?

– Non solo. Ha sostenuto di essere non solo il balenide originario, ma la forma di vita al plasma originaria. Ha detto di essere diventata un balenide.

Con voce colma di stupore, Merced pronunciò il nome del Signore invano. Allungò la mano verso il ricevitore e digitò un indirizzo. Quando un uomo rispose, lei disse: – Taro, credo che dovresti venire a sentire una cosa. – Guardandomi, disse: – Il dottor Sasaki è specializzato in teoria evolutiva dei solcetacei.

Quando il dottor Sasaki, un giapponese distinto dai capelli grigi, arrivò, gli riferii quanto mi aveva detto Leviathan sulla propria storia. Quando terminai, disse: – Non è impossibile. Ho sempre sospettato che la Classe 10 sapesse sulle sue origini più di quanto si siano degnati di dirci. Ma mi perdoni, Mr. Malan, come facciamo a sapere che Leviathan le ha detto davvero di essere la forma di vita originaria? Perché avrebbe scelto di dirlo a lei e non a uno di noi? – Fece cenno a se stesso e a Merced.

Decisi di non offendermi per l’implicazione che fossi un bugiardo. – Non posso dire di sapere perché Leviathan fa quello che fa, ma… voi scienziati che studiate i balenidi avete regole ferree sul non interferire con la cultura balenide e cercate di evitare di disturbarli. Per me questo sa di condiscendenza… presumete che la cultura balenide sia fragile e non sia in grado di reggere a un’influenza esterna. Be’, forse i balenidi tendono a pensare la stessa cosa della cultura umana, così evitano ogni interferenza e cercano di non disturbarci.

Il dottor Sasaki corrugò la fronte. – Non concordo con la sua interpretazione delle motivazioni delle nostre regole sul non interferire con la cultura solcetacea. E non capisco quanto sia rilevante.

– In apparenza io ho offeso Leviathan. – Lanciai un’occhiata a Merced e dissi: – Scusatemi, ma non avevo capito che insinuare che ci fossero balenidi più grandi di lei l’avrebbe offesa. La sua risposta è stata di dirmi che avevo torto, che non c’erano balenidi più grandi e questo quando ha spiegato di essere la prima. Poiché l’ho fatta arrabbiare — qualcosa che voialtri evitate, per via delle regole — Leviathan ha risposto senza preoccuparsi di offendermi o di interferire con la cultura umana.

– Come interferirebbe con la cultura umana questa affermazione? – chiese Merced.

– Alcuni culti religiosi balenidi si sono già diffusi sulla Terra – dissi. – Immaginate solo cosa accadrà quando uscirà la notizia che Leviathan afferma di essere la forma di vita originaria dell’Universo.

Con un’occhiata sospettosa, il dottor Sasaki disse: – Notizia che lei sarà fin troppo felice di diffondere, scommetto. C’è un solo Leviathan e Harry Malan è il suo profeta.

Mi cascò la mascella. – Cosa?

– È lì che vuole arrivare, vero? Andare a parlare a Leviathan e poi tornare con qualche “rivelazione” da…

– No! – schizzai in piedi. – Assolutamente no. Io credo nella mia religione e non ho nessuna intenzione di diventare il profeta di Leviathan. Tutto ciò che voglio è che i balenidi del mio Ramo siano al sicuro dalle molestie. Lei è solo geloso perché mi è stata servita l’informazione per cui avete brancolato senza trovarla.

Balzò in piedi, ma prima che potesse dire qualcosa, Merced disse: – Finitela, tutti e due.

Sasaki e io ci zittimmo, fissandoci l’un l’altro.

– Taro – disse Merced – penso che tu sia stato ingiusto con il signor Malan. Io credo sinceramente che cerchi solo di fare ciò che è meglio per i suoi confratelli.

Le lanciai uno sguardo riconoscente.

– Anche se è in errore – aggiunse. – E lei, Mr. Malan, non c’è motivo di insultare il dottor Sasaki.

Chinando il capo, dissi: – Le porgo le mie scuse, dottor Sasaki.

– Scuse accettate – rispose lui.

Presi atto che non ricambiava le scuse, ma dopo un istante non ebbe più importanza, perché Merced disse: – Ora che siamo di nuovo tutti amici… Taro, vuoi riservarci un posto sulla prossima spedizione della navetta, per andare a parlare con Leviathan?


 

Con il volo sulla navetta fissato per il giorno dopo, tornai nel mio alloggio per risolvere altri dettagli. Il mio responsabile di CitiAmerica sulla Terra accolse la mia richiesta di due giorni di ferie.

Poi composi il numero di Neutro Kimball.

– Salve, Presidente Malan – disse.

– Salve, Neutro Kimball. Ricordi la nostra conversazione dell’altro giorno, se un balenide possa costringere un altro a fare sesso?

– Certamente.

– Bene, ne ho parlato con Leviathan e ha chiesto che la incontriamo.

Neutro Kimball non rispose.

– Sei ancora lì? – dissi.

– Hai… hai parlato di me a Leviathan? – Poteva anche dipendere dalla sintesi della voce, ma nel suo tono sembrava esserci paura.

– Non ho fatto il tuo nome – dissi, contento di essere riuscito a evitare una gaffe. – Ma ha richiesto di condurti da lei. Penso che sia un’opportunità per convincere un balenide con autorità reale a fare qualcosa per fermare i casi di stupro.

Dopo una breve pausa, Neutro Kimball chiese: – Perché dici che Leviathan ha una reale autorità?

– Mi ha detto di essere la prima e la più grande di tutti i balenidi. Non è vero? – domandai, di colpo preoccupato di poter essere stato raggirato da un balenide truffatore.

– Te lo ha detto lei? – disse Neutro Kimball. – Non dovremmo parlarne con gli umani, ma se lei ha deciso di rivelarti la sua natura divina, è una sua scelta.

– Divina? Leviathan non è un dio. È solo… – Mi interruppi. Cosa stavo dicendo? È un antico essere immortale che ha creato un’intera razza di esseri intelligenti? Se non corrispondeva alla definizione di un dio, ci andava molto vicino. – Neutro Kimball, se credi che Leviathan sia un dio, perché sei entrato nella Chiesa?

– Perché non voglio che sia il mio dio.

– Perché no?

Un’altra lunga pausa. – Forse non dovrei parlare di lei.

Incontrare Leviathan per perorare la causa di Neutro Kimball era sembrata una grande opportunità. Ora non ne ero così sicuro. – Se pensi di correre un pericolo da parte di Leviathan, non devi venire.

– Credi che Dio sia più grande di Leviathan? – La sua voce di contralto era lamentosa.

– Sì, lo credo – dissi.

– Allora avrò fede in Dio e verrò con te.


 

A differenza della navetta solare più grande che mi aveva portato su Sol Centrale, la navetta da ricognizione aveva posto solo per due persone. Mi assicurai al sedile del copilota, accanto alla dottoressa Merced, sebbene entrambi fossimo sostanzialmente passeggeri perché il vero pilotaggio era svolto dal computer di bordo.

Dopo il via libera del Controllo del Traffico, il computer avviò i magneti superconduttori che fornivano energia al motore di Heim e lasciammo la stazione.

Osservai su un monitor la visualizzazione generata dal computer del nostro avvicinamento allo scudo di energia che ci proteggeva dalla temperatura di quindicimila gradi e dalla pressione di trecentoquaranta miliardi di atmosfere. Trattenni il respiro mentre lo scudo si allungava, formando una controcarena attorno alla navetta. Ben presto fummo racchiusi in una cupola, ancora collegata da uno stretto tubo allo scudo intorno alla stazione. Poi il tubo si staccò e la cupola oscillò per un istante prima di stabilizzarsi in una sfera.

– Può riprendere a respirare – disse la dottoressa Merced con un sorriso ironico.

Lo feci. – Era così evidente?

Fece una risatina e disse: – Lo scudo di energia non sta per cedere. È una reazione di autosostegno alimentata dall’energia del plasma solare intorno.

– Già, ma sulla stazione di solito posso fare a meno di pensare a cosa accadrebbe se per qualche ragione dovesse cedere.

– La buona notizia è che, se cedesse, non se ne accorgerebbe.

– C’è un sistema di riserva? – domandai.

– No. – Fece una smorfia. – È solo che sarebbe morto prima di avere il tempo di accorgersene.

– Grazie per la fantastica e confortante spiegazione, dottoressa Merced.

– Ascolti, saremo compagni di viaggio per i prossimi due giorni, quindi perché non lascia perdere la dottoressa Merced e mi chiama Juanita?

Annuii. – Grazie, Juanita. E tu puoi chiamarmi… Sua Eccellenza.

Juanita sbuffò. – Mi sa di poter già affermare che sarà un lungo viaggio. Oh, guarda, è arrivata la nostra scorta.

Sul monitor, un balenide di dimensioni doppie della bolla dello scudo d’energia ondeggiava vicino a noi. Un testo in sovrimpressione indicava Kimball (Classe 1, Neutro).

– Passiamo alla visuale completa – disse premendo alcuni tasti.

Ansimai quando uno schermo olografico integrale si alzò intorno a noi, come se viaggiassimo in una sfera di vetro. Contro lo sfondo giallo del sole, un gigantesco vortice arancione e rosso nuotava al nostro fianco. In lettere verde scuro, era sovrimpressa la scritta “Kimball”.

– Posso parlargli?

– Computer, apri un canale con Kimball – disse Juanita.

– Canale aperto – rispose il computer.

– Salve, Neutro Kimball – dissi. – È un piacere conoscerti, finalmente.

– È un piacere anche per me, Presidente Malan, anche se spero che mi perdonerai se non ti stringo la mano.

Sorrisi. – Perdonato. – Ero sempre sorpreso da come i balenidi sembrassero conoscere le nostre abitudini culturali, in confronto a quanto poco sapevamo noi delle loro. – Sono qui con la dottoressa Merced, una scienziata…

Juanita rise. – Mi conosce da molto prima di conoscere te.

– Salve, Juanita – disse Neutro Kimball. – Felice di averti con noi.

– Poco dopo che iniziai a lavorare qui – mi spiegò Juanita – fu il primo solcetaceo che ho osservato personalmente. All’epoca si faceva chiamare con il nome umano di Pemberly.

– Un altro balenide mi aveva passato Orgoglio e pregiudizio e decisi di incontrare gli umani per vedere com’erano – disse Neutro Kimball. – Siete una razza affascinante.

Mi venne il pensiero che forse c’era stato un po’ di orgoglio e pregiudizio tra me e Juanita, forse perché era infastidita dal fatto che un balenide a cui teneva particolarmente fosse diventato Mormone. Ma forse potevamo superare le nostre divergenze e… scacciai via quel pensiero. – Anche i balenidi sono affascinanti. Spero di capirvi un giorno come voi ci capite.

– Kimball, la nostra navetta è sulla rotta per portarci da Leviathan, perciò devi solo seguirci – disse Juanita. – Ma resta almeno a cinquanta metri di distanza.

– Terrò la distanza – disse Neutro Kimball.

La mia perplessità doveva essere evidente, perché Juanita premette un tasto per escludere l’audio e disse: – I solcetacei e gli scudi di energia non vanno d’accordo. Qualche anno fa, un Classe 1 — all’incirca delle dimensioni di Kimball — stava accompagnando una coppia di osservatori e sfiorò lo scudo d’energia. Dal solcetaceo si staccò un bel pezzo e occorsero mesi perché la ferita si cicatrizzasse.

– E cosa successe alla navetta? E alle persone all’interno? – A volte avevo l’impressione che si preoccupasse più dei balenidi che delle persone.

Dopo un istante, Juanita disse: – Questa navetta è quella sostitutiva.

– Cosa accadde?

– Lo scudo non collassò, ma una parte del corpo del solcetaceo vi penetrò… probabilmente perché lo scudo funziona in maniera simile al modo in cui i solcetacei tengono unita la loro struttura corporea, così lo scudo in qualche modo si fuse con la pelle del solcetaceo. Quando recuperarono la navetta, scoprirono che il plasma ne aveva vaporizzato una parte, incluso il compartimento dell’equipaggio.

– Suppongo che sia un bene non aver saputo questa storia prima di iniziare il viaggio – dissi.

– Non temere… la navetta è dotata di uno scudo ad ablazione proprio per sopportare questa eventualità – disse. – Per questo in realtà mi preoccupo più di cosa potrebbe succedere a Kimball, se ci sbattesse contro.

– O a Leviathan.

– Leviathan è così grande, non se ne accorgerebbe nemmeno.


 

Passai la maggior parte delle sedici ore di viaggio a rifinire e a perfezionare quello che avrei detto a Leviathan per persuaderla a mettere fuori legge il sesso non consensuale. Ero stato un buon oratore alle superiori e al college, così pensavo di sapere come si costruisce un’argomentazione convincente. Ma alla fine giunsi al punto mi accorsi che stavo peggiorando il discorso che avevo preparato anziché migliorarlo.

– Destinazione in vista – disse il computer.

Battei le palpebre più volte per schiarirmi la vista, mi stiracchiai sul sedile e diedi un’occhiata intorno. La forma rosso-arancione di Neutro Kimball si muoveva silenziosamente al nostro fianco. Scrutai l’immagine olografica in cerca di altro rosso e altro arancione, ma non ne vidi.

– Là – disse Juanita, indicando davanti a noi. Premette un tasto e si accesero le lettere verde scuro: Leviathan (Classe 10, Femmina).

Sforzandomi di vedere, percepii un punto luminoso tra le lettere. Quando ci avvicinammo, riuscii a distinguere un insieme vorticante di bianco, viola e blu. – Non è rosso o arancione.

– Sono falsi colori, comunque – disse Juanita – ma questo sistema di imaging usa i colori per indicare il livello di energia. Leviathan è in effetti più caldo del plasma solare circostante. Pensiamo che al suo interno avvenga una fusione nucleare.

Leviathan crebbe alla nostra visuale, estendendosi fino a occupare la maggior parte dello schermo olografico. L’intricata danza del viola e del blu in mezzo al bianco era ipnotica. Alla fine brillava così luminosa che dovetti socchiudere gli occhi per ridurre il bagliore. – Non ci stiamo avvicinando troppo? – chiesi.

– Siamo distanti ancora tre chilometri – disse Juanita. Ma aggiunse – Computer, mantieni la posizione rispetto a Leviathan.

– Neutro Kimball, sei pronto? – domandai.

– Mi sento un po’ come Abinadi davanti a Re Noè – rispose.

Per me era lo stesso, ma dissi: – Prova a pensarti invece come Ammon davanti a Re Lamoni.

– Sarebbe meglio – disse Neutro Kimball. – Ma in ogni caso sono pronto.

Juanita escluse l’audio. – Di cosa parlavate?

– Riferimenti al Libro di Mormon. Abinadi fu bruciato sul rogo dopo aver predicato a Re Noè, ma Re Lamoni fu convertito dalla predicazione di Ammon.

Si limitò a scuotere la testa, mormorando qualcosa a proposito di racconti di fate, poi disse: – Computer, apri un canale con Leviathan.

– Canale aperto – rispose il computer.

– Leviathan, sono il Presidente Malan – dissi. – Sono arrivato con il membro della mia chiesa, Neutro Kimball, come da lei richiesto. Noi la supplichiamo di dire al suo popolo…

– Silenzio, umano – rombò la voce dall’altoparlante. – Per te non è ancora tempo di parlare.

Chiusi la bocca.

– Verrete con me – disse Leviathan. La sua sagoma brillò. Ci fu un lampo accecante, poi il sistema olografico compensò e la luminosità decrebbe.

Occorsero alcuni secondi prima che l’immagine residua fosse chiara abbastanza da permettermi di distinguere le forme. Leviathan si profilava sempre di fronte e Neutro Kimball era ancora di fianco a noi.

– Oh-oh – disse Juanita.

– Cosa? – Battei più volte le palpebre, in cerca di una visuale migliore. Lo sfondo del sole sembrava blu anziché giallo.

– Ho l’impressione che non siamo più nel Kansas. – Juanita digitò sulla tastiera. – Leviathan ci ha portato su un’altra stella… una con un nucleo molto più caldo del Sole. Sembra che lo scudo tenga, per ora. – Pronunciò il nome del Signore invano, o forse fu una sincera preghiera d’aiuto, e aggiunse: – Siamo intrappolati qui, a meno che non ci riporti indietro.

– Non può farlo Neutro Kimball?

– Solo un Classe 6 o superiore può aprire un portale da solo.

Lettere verdi cominciarono a comparire sullo schermo. Sconosciuto (Classe 10, Maschio). Sconosciuto (Classe 9, Femmina). Sconosciuto (Classe 10, Neutro). Sconosciuto (Classe 8, Maschio). Gli occhi mi si adattarono a sufficienza da riuscire a scorgerne le forme. Dozzine di balenidi ci circondavano, tutti marcati Classe 8 o superiore.

– Dove ci hai cacciato? – disse Juanita.

Pronunciai una preghiera silenziosa e sperai per il meglio. – È una grande opportunità per entrambi. Pensa a cosa potrai scoprire.

Respirò profondamente. – Hai ragione. È solo che ero preparata a studiare Leviathan, non sessanta Classi 8 e più. Mai nessuno ha visto più di tre o quattro giganti insieme.

– Leviathan è la più grande?

Controllati i dati, Juanita disse – Sì, ma non di molto. – Indicò un balenide sulla sinistra. – Quel maschio è più piccolo solo del 2% circa.

– Così pare che non ci avesse mentito al riguardo.

Annuì in cenno di assenso e disse: – Perché hai detto che è una grande opportunità per te?

Allargai il braccio a comprendere l’intera visuale. – Questi devono essere i balenidi più prestigiosi, i capi. Se posso parlare con loro e convincerli a fare una legge contro le molestie sessuali, allora i balenidi più piccoli la accetteranno. Dev’essere per questo che Leviathan ha portato qui me e Neutro Kimball.

– Ti sbagli – disse Neutro Kimball. Juanita a un certo momento doveva aver riacceso l’audio.

– Perché dici così?

– Questa è la riunione per una veglia funebre – disse Neutro Kimball. – Sono qui per vedermi morire e poter dire a tutti i balenidi che la mia morte era meritata.

– Cosa? Ma cos’hai fatto?

– Sono sicuro che Leviathan…

La voce di Leviathan si sovrappose a quella di Neutro Kimball. – Questo piccolo mi ha abbandonato in favore di un dio umano. La mente umana è infinitesimale se paragonata alla nostra. La vita degli umani è breve, la storia della loro razza è breve. È inferiore a noi eppure cerca il potere su di noi.

– Io non cerco potere su… – cominciai.

– Silenzio! – tuonò Leviathan. – L’umano deve vedere l’errore dei suoi comportamenti. Kimball!

– Sì, Leviathan?

– La tua vita è perduta. Ma ti concederò una sospensione della sentenza se rinuncerai alla religione umana e tornerai a me.

Avevo letto del martirio nelle Scritture e nella storia della Chiesa per tutta la vita. Ma finora avevo ritenuto fosse un mero esercizio accademico, un’analisi per vedere se la propria fede è abbastanza forte da essere disposti a morire per il vangelo di Cristo. Non pensavo avvenissero ancora veri assassinii per motivi religiosi.

E scoprii la mia stessa mancanza di fede, mentre speravo che la fede di Neutro Kimball fosse debole, che l’avrebbe rinnegata e sarebbe vissuto, piuttosto che essere ucciso.

– Sarò come Abinadi, dopotutto, Presidente Malan – disse Neutro Kimball. – Ho scelto di vivere da Mormone e così morirò, se è la volontà di Dio.

– È la mia volontà – disse Leviathan – e io sono l’unico dio, per quanto ti riguarda.

Tentacoli di plasma bianco si allungarono verso Neutro Kimball.

– Io sono più grande di tutti – proseguì Leviathan. – Portate testimonianza della mia giustizia.

Esclusi l’audio e dissi. – Devo fermarlo. È colpa mia.

Gli occhi di Juanita scintillavano. – Ti avevo avvertito di non interferire. Ma ormai è troppo tardi per fare qualcosa.

– No – dissi. – Se sei disposta a guidare questo affare tra i tentacoli di Leviathan, Neutro Kimball avrà una possibilità di fuggire.

Mi fissò. – La navetta è progettata per sopravvivere a un colpo di striscio. Un urto frontale così… potremmo morire.

– Lo so ed è per questo che te lo chiedo. Non posso obbligarti a rischiare la tua vita per salvare quella di un altro. – Sperai di non sbagliarmi su quanto avesse a cuore i balenidi… e Neutro Kimball in particolare.

Dopo un’occhiata a Neutro Kimball, tornò a guardarmi e disse: – Computer, modalità navigazione manuale. – Afferrò i comandi e cominciò a manovrare verso le strisce bianche che legavano Leviathan a Neutro Kimball.

Ripristinai l’audio. – Leviathan, proclami di essere più grande di tutti. Forse nelle dimensioni lo sei.

Il bianco riempiva la visuale.

– Ma non nell’amore – dissi, parlando in fretta perché non sapevo quanto tempo mi restava. – Gesù ha detto “Non c’è per l’uomo amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici.” Lui fu disposto a morire per l’ultimo di noi, mentre tu sei disposto a uccidere l’ult…

Un lampo di luce bianca e di calore lancinante mi interruppe. Sentii un sobbalzo improvviso.

Poi l’oscurità.

E la nausea. Dopo qualche istante mi resi conto che la nausea forse significava che ero ancora vivo. – Juanita?

– Sono qui.

L’oscurità era totale. Ed ero privo di peso. Forse ero morto… sebbene non fosse così che avevo immaginato la vita dopo la morte.

– Cosa è successo?

– Ti dirò cosa non è successo: lo scudo di energia non ha ceduto. Lo scafo ad ablazione non ha ceduto. Non siamo morti.

– E allora cosa è successo?

Juanita emise un lungo, lento respiro. – La migliore ipotesi: l’impulso elettromagnetico ha spazzato via tutta la nostra elettronica. Il motore è andato, la gravità artificiale è andata, il sistema di ricambio dell’aria: andato, la radio andata, tutto è andato.

– Nessuna possibilità di…

– No.

– Non mi hai lasciato neanche finire…

– Nessuna possibilità di fare nulla. Non è riparabile e anche se lo fosse non ho idea di come riparare nessuna di queste cose, anche se non fossimo nel buio più totale. Tu sì?

– No.

– E nessun aiuto verrà da Sol Centrale, non solo perché non sanno che siamo nei guai, ma neanche che siamo in un’altra stella, che potrebbe essere nel bel mezzo della galassia. Quando finisce l’aria, moriamo. È semplice.

– Oh. – Capii che aveva ragione. – Pensi che siamo riusciti a far fuggire Neutro Kimball?

– Forse. Ma non sembrava proprio che Kimball facesse tutto questo sforzo per fuggire.

– Be’ – dissi – forse ha pensato a come il martirio di Abinadi indusse uno dei sacerdoti del malvagio re a pentirsi e a diventare un grande profeta. Forse ha creduto che una cosa del genere potrebbe indurre uno dei grandi balenidi che…

– Qualunque cosa Neutro Kimball credesse – disse Juanita, con voce acida – è perché tu e la tua chiesa gli avete riempito la testa con favolette di martiri.

Trattenni una replica rabbiosa. Una parte di me sentiva che aveva ragione. Verso la fine, Neutro Kimball era sembrato abbracciare il ruolo di martire. Lo avrebbe fatto se non fosse stato per le storie sui martiri nelle Scritture?

E io ero stato disposto a rischiare la mia vita, ma ora che stavo per morire scoprii di avere paura.

Juanita non sembrava aspettarsi da me una risposta. – E comunque che senso hanno i martiri? Un dio davvero potente salverebbe i suoi seguaci e non li lascerebbe morire. Dov’è Dio ora che hai veramente bisogno di Lui? Cosa c’è di buono in tutto questo?

– Ascolta, mi spiace – dissi. – Se non fosse per me, saresti sana e salva a casa e Neutro Kimball sarebbe vivo. Ho rovinato tutto.

– Sì.

Le ore passarono… navigando nelle tenebre, era difficile dire quante. Le trascorsi nell’introspezione e nella preghiera, elencando tutti gli errori che mi avevano portato lì. Il più grande di tutti era l’orgoglio: l’idea che io, Harry Malan, avrei — con la pura forza della volontà e della parola — cambiato una cultura che esisteva da miliardi di anni. Ripensai a quello che mi avevano detto quando a diciannove anni avevo servito come missionario su Marte: non sei tu che converti la gente, ma lo Spirito del Signore e, anche allora, solo se vuol essere convertita.

Juanita parlò. – Hai solo cercato di fare quello che pensavi fosse giusto. E cercavi di proteggere i diritti dei balenidi minori. Perciò ti perdono.

– Grazie.

La navetta sobbalzò.

– Cosa è stato? – chiesi. Sprofondai nel sedile.

– Sembrava…

Uno stridore assordante sulla destra della navetta portò via il resto della sua frase. Voltai la testa e vidi scintille sollevarsi dalla paratia.

Poi un pezzo di scafo venne via e la luce si riversò all’interno, accecandomi momentaneamente.

– Sono ancora vivi – disse un uomo. – Dite a Kimball che sono ancora vivi.


 

Tutto quello che cavammo ai sanitari fu che un grande balenide aveva trainato la navetta e Neutro Kimball giusto all’esterno dello scudo di energia della stazione di Sol Centrale. Neutro Kimball aveva chiamato la stazione e la navetta era stata rimorchiata in una darsena, dove avevano tagliato lo scafo per salvarci.

Solo quando Juanita e io fummo in una stanza d’ospedale, dove un robot medico ci fece iniezioni per curare le bruciature da radiazioni, riuscimmo a parlare con Neutro Kimball.

– È stato Leviathan a portarci indietro – disse.

Ero sbalordito. – Ma perché? E perché non ti ha ucciso?

– Quando ha visto che eravate disposti a morire per salvarmi, sebbene io non fossi nemmeno della vostra specie, è diventata curiosa. Mi ha chiesto perché facevate una cosa del genere e allora le ho passato la Bibbia e il Libro di Mormon. Poi ci ha portato qui, nell’eventualità foste ancora vivi.

– E non sei ferito dopo quello che ti ha fatto?

– Mi rimetterò – disse Neutro Kimball. – Prima di andarsene, Leviathan ha stabilito che da ora in avanti, i balenidi Mormoni non dovranno essere obbligati a fare sesso non consenziente.

– È una grande notizia. – Avevo vinto. No, mi corressi, non era mia la vittoria. Ti ringrazio, Signore, pregai in silenzio.

– Leviathan aveva anche un messaggio personale per te, presidente Malan. Ha detto di ricordarti quello che Re Agrippa disse a Paolo.

Annuii. – Capisco. Grazie di avermelo riferito.

Dopo che la chiamata terminò, Juanita disse: – Di che parlava il messaggio? Un’altra storia dal Libro di Mormon?

– No, è dalla Bibbia. San Paolo predicò davanti a Re Agrippa e la risposta del re fu: “Mi hai quasi persuaso a essere Cristiano.” Perciò, no, Leviathan non è diventata Mormone. Ma Dio ha addolcito il suo cuore e per questo non ha ucciso Neutro Kimball. O noi, se è per questo. Sulla navetta eri certa che saremmo morti. Mi hai chiesto dov’era Dio quando avevo veramente bisogno di Lui. Be’, Dio è intervenuto.

Juanita sbuffò un sospiro di esasperazione. – Tipico.

– Cosa vuoi dire con questo? – chiesi, dopo che il robot medico ebbe segnalato la fine della terapia.

– In una storia il predicatore converte il re. In un’altra il re uccide il predicatore. E in una terza, non accade nessuna delle due cose. Non c’è nessuna prova dell’intervento di Dio. – Mi puntò un dito contro. – Per come la vedo io, tu sei intervenuto. Menzionando “l’amore più grande” hai colpito Leviathan dove contava: nel suo orgoglio di essere più grande di tutti.

Scossi la testa. – Il merito non è mio.

Quando uscimmo dall’ospedale, mi diede un forte abbraccio, che mi ricordò quanto ero attratto da lei. Ma sapevo che tra noi non avrebbe mai funzionato … le nostre visioni del mondo erano semplicemente troppo diverse.

Così ero di nuovo un Mormone scapolo senza prospettive di incontrare una donna nel raggio di centoquaranta milioni di chilometri.


 

E… no, nessuna attraente donna Mormone arrivò con la navetta solare successiva. Che senso avrebbe la vita, se Dio risolvesse tutti i miei problemi?

Quanto sono grandi, Signore, le Tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle Tue creature. Ecco il mare spazioso e vasto: lì guizzano innumerevoli animali piccoli e grandi. Lo solcano le navi e il Leviatano che Tu hai creato perché in esso si diverta.

Salmo 104:24-26


Traduzione italiana di Francesco Lato, pubblicato nell’edizione Estate 2011 di Robot.
Italian translation by Francesco Lato, published in the Summer 2011 issue of Robot.